È un problema più che conosciuto ma poco affrontato dell’educazione dei figli:

Il momento in cui iniziano a ripetere ossessivamente, compulsivamente per giorni la stessa canzoncina rompicoglioni.

Mio figlio più grande ha quattro anni, quindi sono all’inizio di questo calvario sonoro ma già mi sono fatto un’idea del famoso terrorismo psicologico perpetrato dai soldati americani ai Viet Cong quando gli propinavano la Cavalcata delle valchirie a ripetizione e, dopo giorni o mesi, uscivano dai loro cunicoli e si facevano sparare piuttosto che continuare ad ascoltare il compositore tedesco (o magari gli era solo venuto l’istinto di invadere la Polonia).

Ma almeno loro ascoltavano Wagner, non I due liocorni

Wagner

Ora, parliamoci chiaro, nonostante io e mia moglie siamo molto poco una “famiglia tradizionale” come intendono ora: lavoriamo tutti e due, cambiamo i pannolini tutti e due, cerchiamo, veramente, di dividerci i compiti il più possibile, è comunque noto che viviamo in una società in cui regna ancora la misoginia e, uno dei vantaggi di questa cosa, anche in casa mia, è che queste torture toccano più spesso alla donna che è sicuramente più temprata e più resistente dell’uomo a certe cose.

Probabilmente i Viet Cong che sono sopravvissuti erano delle Viet Cong.

Nonostante abbia fatto di tutto per evitare il momento in cui mio figlio avrebbe iniziato a mantecarmi le gonadi con la lista degli animali e i conseguenti movimenti, sfuggendo da una stanza all’altra della casa, andando a fare finta di occuparmi di cose inderogabili, ricordandomi che dovevo assolutamente andare a buttare la spazzatura che «Va bene l’organico ma anche la plastica dopo un po’ puzza e devo proprio portarla fuori!» sapevo che prima o poi il momento di affrontare il piccolo marines con la sua arma svuota-nascondigli sarebbe arrivato.

E quel momento è arrivato.

Il tragitto asilo-casa in auto è stato la mia guerra del Vietnam.

Ti chiederai, giustamente, quanto disterà mai l’asilo da casa mia in macchina? Cinque minuti, ma c’erano i lavori e sono diventati poco più di dieci o, come misuro il tempo ora, tre canzoni intere dei Due liocorni e mezzo.

Unicorni

E’ francamente troppo.

Ma è durante i momenti peggiori che l’intelligenza ci rende diversi dai nostri cugini scimpanzé e, invece di rispondere con il solito istinto combatti o scappa, ci vengono in mente metodi che possano cambiare la nostra storia o, addirittura, quella dell’umanità.

 Al secondo avvio del ritornello «Ci son due coccodrilli…» sono intervenuto e ho cambiato il nome dei coccodrilli in Frenosbrilli andando a coprire la voce di mio figlio con la mia.

Al che:

«Babbo cosa sono i Frenosbrilli?»

E qua ho iniziato a inventare. Ma i bambini chiedono dettagli, vogliono sapere tutto! E quindi ecco la lista dei componenti della Gonzo arca di Noè:

  • Ci son due Frenosbrilli Il Frenosbrillo è un animale a forma di freno che però, al buio, brilla (chi l’avrebbe mai detto!) il suo verso somiglia ad una frenata ed è quindi trascrivibile come Gniiik! fa particolarmente ridere il Frenosbrillo arrabbiato il cui Gniiik! è in ascesa di tono.
  • e un Barango stanco Il Barango è un animale grosso, pesante e che si muove lentamente per questo viene detto stanco e, se ve lo state chiedendo, sì avevo in mente proprio l’Orango della canzone ma il mio è più un padre che torna da lavoro e vuole vedere la partita invece che l’ennesima puntata dei Super Pigiamini alla televisione (così dovreste aver bene in mente le movenze) e il suo verso è uno sbadiglio rumoroso
  • due piccoli Sberilli Animale piccolo, veloce che salta e non si fa mai prendere lo Sberillo non si sa bene quale forma abbia (non sta mai fermo, impossibile fotografarlo) ma si pensa che somigli al coniglio e il suo verso è uno Swisshhh
  • e un’Apila filale L’Apila filale è l’animale che ha più riscosso successo tra tutte le cagate zoologiche di questa lista: è un’uccello un po’ rincoglionito che, invece di volare normalmente, spicca il volo, fa una parabola discendente e cade a terra ogni volta. Il suo verso è un BluBlu dovuto allo sbattere delle guance che ogni volta si verifica quando, rialzandosi dalla rovinosa posizione finale di questa sua andatura, scuote la testa
  • Il Fano Forse non lo vogliamo ammettere, ma in fondo al nostro cuore lo sappiamo, tutte le nostre case sono infestate dai Fani che non riusciamo a vedere ma che, col loro enorme naso, sniffano e rubano direttamente dal cestello della lavatrice un calzino per coppia. Il verso? Ma uno Sniff! fortissimo!
  • il sopo piccolo essere il Sopo che, munito di due antenne fastidiosissime, si annida nei pressi delle ascelle, piedi e parti “solleticose” del malcapitato provocando ilarità nell’opite con il suo GnikkiGnikki
  • il Berrettante, non manca più nessuno L’enorme Berrettante si appropria di ogni cappello che lasciamo a giro sbadatamente mettendosene uno sopra l’altro e se ne va in giro fiero dicendo Ma che bello questo cappello!
  • Solo non si vedono i due Sbigorni Eccoli gli sfortunati protagonisti della martellante odiosa canzoncina, anche se, in questa versione dell’Arca di Noè, un po’ se la sono meritata l’estinzione. Perché gli Sbigorni erano animali che litigavano uno con l’altro per qualsiasi cosa con il loro BlaBlaBla sempre più arrabbiato. Probabilmente al tempo della Gonzo arca gli Sbigorni erano opinionisti televisivi, politici oppure, semplicemente, passavano molto tempo sui Social.
Un Sopo

Ed ecco che così il pargolo smetterà di canticchiare la tortura psicologica, naturalmente il metodo funziona ma ci sono delle controindicazioni.

Dopo sarai te quello che avrà una canzone chiodo-fisso.

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