Inauguro la sezione Gonzo Libri dove o ti consiglierò cosa leggere oppure, semplicemente, farò pubblicità ai miei libri. Questo è un estratto del mio primo, e per ora unico, libro pubblicato, Indelebili segni. La voce narrante è quella di Mattia, infermiere al carcere di Sollicciano, lavoro che ho svolto realmente e da cui ho preso ispirazione a piene mani per tutti i personaggi di contorno. Mattia incontrerà (parlo al futuro perché l’estratto qua sotto si svolge prima dello snodo narrativo) Dragan un detenuto particolare che non parla, non scrive ma disegna.

E quello che disegna poi accade.

Da qui partirà un giallo per capire cosa disegna, se veramente ha un potere da indovino e cosa vuole comunicare questo detenuto misterioso, naturalmente di questa storia si interesserà anche la televisione con le sue contraddizioni, i suoi modi e i suoi processi sommari.

Marcelo è un detenuto transessuale e quella che descrivo qua sotto è una normalissima situazione di lavoro alla quale mi sono trovato più volte. Buona lettura e, se sei curioso, comprati il libro che mi fai un favore.

Ed è per questo motivo che adesso mi trovo di fronte a Marcelo Mendes, un uomo alto quasi due metri con le spalle di un nuotatore olimpionico, la voce di Barry White e una settima di reggiseno che piange come una bambina mentre mi spiega tra i singhiozzi quali angherie ha dovuto subire la sua persona negli ultimi trentacinque anni imprigionata in un corpo che non gli appartiene:
“Guarda Marcelo che le cose non migliorano se ti tagli le braccia!”, provo a spiegargli mentre rifaccio da capo la medicazione che si è strappato, ma il mio intervento serve solo a far scoppiare in un’altra crisi di pianto la brasiliana mentre le guardie, le quali dovrebbero fare da scorta, sono intente a parlare del Big match Napoli-Juventus che domani sera catalizzerà l’attenzione di tutti, soprattutto perché metà carcere tifa Napoli e quell’altra tifa Juve.
Scommetto uno stipendio: dal tono di voce i due tizi in divisa sono sicuramente per la stessa squadra.
Ne scommetto un altro: dal tono con il quale parlano degli arbitri questi due non tifano Juventus.
L’odore pungente dell’acqua ossigenata si fa sempre più forte.
Le mani munite di unghie fin troppo lunghe dell’enorme signorina tremano in sincro coi suoi singhiozzi.
La ferita della latinoamericana non è molto profonda, la fermo con un po’ di steril-strip e la chiudo come meglio posso; la guardia medica arriva dalla stanza accanto con la boccia del liquido per pavimenti in mano:
“Ho chiamato l’ospedale di Torregalli, dicono che con quello che ha bevuto bisogna mandarlo subito a tossicologia, ho già chiamato il 118”
“Perfetto dottore mentre riempie i fogli io parto con la terapia che sono già in ritardo sparato, aspetta lei qua l’ambulanza?”
La povera Mendes vomita tutto quello che ha in corpo.
Il dottore, un triste uomo basso e grasso dai capelli grigi con cui ho lavorato parecchie volte ma che non ho mai visto ridere e mai visto prendere un caffè alla macchinetta con nessuno, guarda l’aspirante suicida da sopra la montatura degli occhiali e con disperazione nel tono della voce dice:
“Vada pure.”
Mentre prendo le mie cose mi raggiunge la voce della detenuta:
“Infermiere grazie per avermi ascoltato…”
“Non fare stronzate Marcelo…”
È sempre così con i transessuali, prima offendono te e tutta la tua linea genealogica prossima dicendoti che non puoi capire la loro situazione, poi ti ringraziano.

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