Racconto breve. Parte 3 di 3

Faccio un salto sulla sedia. La voce, profonda e ammaliante, proviene dal posto che fino a mezzo secondo fa era vuoto. Un uomo non tanto alto, anziano, vestito con un completo nero, camicia nera e cravatta rossa mi sta sorridendo con il sorriso più largo che abbia mai visto.

La porta per entrare in questa stanza è dietro di me, come cazzo ha fatto a ritrovarsi lì?

«Buon… buongiorno!»

«Mi dispiace di averti spaventato!»

Non è sicuramente un bell’uomo, ha il naso aquilino e gli occhi che sporgono in fuori, ma c’è qualcosa nel suo aspetto e nella sua sicurezza che lo rende carismatico.

«Come ha fatto? Voglio dire com’è arrivato là? Poco prima stavo guardando quella sedia e lei non c’era.»

Mi sforzo di sembrare simpatico ma la cosa mi ha sconvolto e, sono sicuro, lui se n’è accorto.

Mi guarda serio per un interminabile secondo. Poi, all’improvviso, apre le mani a ventaglio davanti a se ridendo:

«Magia!»

Tutta la tavolata scoppia a ridere, mi sforzo di ridere anch’io.

«Te l’avevo detto. Queste sono le sue entrate teatrali.»

Babi mi guarda, sorride.

«Si diverte cosi, tranquillo amore.»

Arrivano gli antipasti serviti da tre tristissimi camerieri.

L’uomo di fronte a me si siede al suo posto e inizia a guardare la mia mano che si stringe a quella di sua figlia.

mani

«Sai perché ho deciso di invitarti qua?»

La domanda m’incute un po’ di timore, il suo tono è cambiato nuovamente, è di nuovo serio. Lascio la mano di Babi.

«Perché sto con sua figlia, insomma, per capire se sono veramente innamorato di lei.»

Ridacchia.

«No. No! L’amore è sopravvalutato.»

«Come scusi?»

«Ma sì. Se domani scoprissi che mia figlia ti tradisce cosa proveresti?»

«Sarei abbattuto, credo. Disperato, ecco sì… disperato.»

«Sbagli, saresti arrabbiato oppure invidioso. Ed è questo che serve nel mio lavoro; la rabbia e l’invidia vendono di più della disperazione.»

A queste parole Giezi e Caino fanno uno strano sorriso.

«Ti ho invitato per sapere se sei fatto per lavorare per me così come mi hanno riferito.»

Babi fa un cenno affermativo con il capo in direzione del padre.

«Sinceramente non ho capito bene in cosa consiste…»

«Che cosa pensi della politica?»

«Cosa!?»

«Della politica e dei nostri politici in generale, cosa ne pensi?»

Questi giochetti mi stanno iniziando a stancare. Cosa vuole questo qua da me? Vuole sapere cosa penso? Allora sarò sincero e chi cazzo se ne frega se il padre di Babi non mi sopporta!

«Che mi fanno schifo, mi fanno schifo tutti! Dal primo all’ultimo.»

Lui inizia, lentamente, ad applaudire e sorridere.

«Che cazzo vuol dire papà. Adesso tutti la pensano così!»

Sto ancora cercando di riprendermi dalla visione di quell’uomo che applaude alle mie parole mentre sento questa frase che esce dalla bocca di Caino.

«Tu devi stare zitto!»

Caino abbassa la testa alle parole di suo padre.

«Devi scusare mio figlio, è invidioso.»

Sono rimasto di stucco. Perché arrabbiarsi per una cosa del genere? Perché farmi questa domanda ed essere così contento della mia risposta? E perché gli altri fratelli, Babi compresa, ci guardano sorridendo e non dicono nulla?

«Non ha tutti i torti suo figlio. In effetti, molti la pensano…»

L’anziano mi zittisce con una mano.

«Quindi ti fanno tutti schifo. Bene. E per chi hai votato alle ultime elezioni?»

Guardo Babi in cerca di aiuto ma lei sta guardando il vero fulcro dell’attenzione di questo spettacolo, Come tutti gli altri commensali.

«Non penso che le possa interessare, io…»

«Quando faccio una domanda, esigo una risposta!»

Il tono della sua voce si sta scaldando. Mi fa paura.

«Non sono andato a votare.»

«Lasciami indovinare. Non sei andato a votare e non ti sei nemmeno informato sui loro programmi ma nonostante questo li critichi apertamente e anche sui social dove appoggi questa o quell’opinione solo per poterti arrabbiare con loro, vero?»

«Va bene ma questo cosa c’entra?»

Inizia a camminare verso di me.

«C’entra perché tu parcheggi la macchina sui posti degli handicappati, perché mentre sei a lavoro ti fai i cazzi tuoi sul cellulare. Perché se tu fossi al posto loro saresti esattamente come loro, se non peggio. Ti prendi queste libertà che sono le uniche che ti puoi prendere, rubi il tuo stipendio, infrangi le regole e ti lamenti di chi fa come te?»

Ha superato Babi, è dietro le mie spalle. Sì china col viso vicino al mio orecchio.

«È un po’ ipocrita non credi?»

«Scusi ma come fa a sapere queste cose!? Chi è lei per giudicarmi!?»

Scoppia a ridere e va accanto a Giezi alla mia sinistra.

«Io non ti giudico, davvero. Non sono proprio il tipo.»

«Babi scusa ma tu non dici niente?»

Babi mi guarda, sorride. Non risponde

«Hai finalmente trovato un lavoro a tempo indeterminato. Eri sicuro che non te l’avrebbero mai dato e ora perché vuoi cambiare lavoro?»

«Non è mica costretto a offrirmi un lavoro.»

«Per i soldi! Tu che ti lamenti dei soldi che girano nel calcio nonostante tu contribuisca a renderlo ancora più ricco, che ti lamenti dei ricchi perché non pensano agli altri, cosa vuoi? Più soldi! Per avere i macchinoni, per avere la visibilità, per avere le donne, per essere invidiato. Non ti basterebbero mai i soldi, lasciatelo dire da uno che se ne intende.»

Mi alzo in piedi.

«Si rende conto che mi sta mettendo in imbarazzo! Nemmeno un po’ di educazione?»

«Vieni a fare la predica a me sull’educazione? Non mi hai nemmeno chiesto come mi chiamo e, sono sicuro, che non sai il vero nome di mia figlia e non ti sei nemmeno preoccupato di chiederle il mio nome.»

Guardo Babi. Ha ragione. Non so i loro nomi.

«I nomi per me sono importantissimi Fabio. Sono molto importanti. Lui è Giezi…»

Tocca le spalle del figlio.

«Giezi era il servo del profeta Eliseo che provò a rubare gli averi di un credente di Dio per avarizia.»

Va verso Caino e tocca le sue spalle.

«Caino che per invidia uccise suo fratello Abele.»

Tocca i capelli biondi di Eva.

«Eva che si sentiva così superba da poter prendere anche quello che Dio le aveva detto di non toccare.»

Tocca il braccio grasso di Oloferne.

«Oloferne che fu ucciso da Giuditta perché aveva ceduto alla Gola.»

Sì ferma alla sua sedia e si posiziona nuovamente davanti a me.

«Di qua abbiamo invece Simeone…»

Indica dal capo tavola suo figlio.

«…che in uno scatto d’ira vendicò lo stupro di sua sorella.»

Sposta la mano.

«Malachia: l’Accidia! “È inutile servire Dio: che vantaggio abbiamo ricevuto dall’aver osservato i suoi comandamenti o dall’aver camminato in lutto davanti al Signore degli eserciti?”»

Apre la mano in direzione di Babi.

«E infine Babi… Babilonia la grande.»

Mi giro verso Babi.

«Babilonia!?»

Mi guarda e mi stringe la mano sorridendo.

«Babilonia la grande prostituta!»

Mi giro nuovamente verso suo padre.

«Scusi!?»

Ride.

«Ma ancora non hai capito!? I miei figli sono i sette vizi capitali e Babilonia è Lussuria!»

Mi giro verso Babi che mi guarda sorridendo.

«Che cosa sta dicendo? Tu sei una persona normalissima come me! Cosa vuol dire che sei Lussuria?»

Lei mi guarda negli occhi e, mentre mi fissa, il suo aspetto cambia. I suoi capelli diventano tutti i capelli che ha indossato per me, tutti i capelli che ho desiderato in una donna, il suo viso si deforma e diventa la sua amica Tamara, ora diventa un uomo, adesso torna a essere Babi.

Lascio inorridito la sua mano. Mi alzo in piedi. Ho gli occhi lucidi. Guardo l’uomo di fronte a me.

«Ma cosa cazzo…!? Tu…CHI SEI TU?»

Sorride, mi guarda, scompare.

«Io sono Satana.»

angel demoniaco II

La stanza trema così come gli oggetti sopra il tavolo. La voce, la sua voce arriva da dietro le mie spalle.

Mi giro di scatto e me lo ritrovo davanti, perdo l’equilibrio e casco per terra. Mi allontano da lui strisciando all’indietro. Lui mi segue guardandomi fisso negli occhi con un ghigno malefico.

«Sì Babilonia, penso che sia lui quello giusto! Ne sono convinto!»

Urto la tavola con la schiena, non posso più scappare.

«COSA VUOI DA ME?»

I suoi figli si alzano e mi chiudono in un semicerchio.

«Devi sapere che all’inizio dei tempi i vizi non erano sette. Alcuni vizi ci sono fin dall’alba dei tempi e altri vanno e vengono. I vizi sono mutevoli, cambiano con il cambiare dei tempi e delle persone; é innegabile che negli anni novanta del secolo scorso Lussuria era la regina dei vizi, negli ottanta lo era Avarizia e durante la seconda guerra mondiale era Ira il figlio che mi dava più soddisfazione.»

Le otto figure che ho davanti si stringono intorno a me, sono paralizzato.

«Ma questo non è più il loro tempo. Loro sono sempre importantissimi ma non sono loro i veri padroni di questo tempo. È giunto il tempo di aggiungere un ottavo vizio capitale. Quel vizio capitale sei tu!»

Satana allarga le mani come per accogliermi.

«Tu sei l’insofferenza, il vizio che più di ogni altro aleggia su ogni forma di comunicazione presente in questo mondo di peccatori! Non c’è programma televisivo, non c’è piattaforma social o qualsiasi altra cosa ti venga in mente che non sia piena d’insofferenza. A tutti fa schifo il mondo intorno a loro ma non muovono un dito per migliorarlo!»

Una forza invisibile mi tira su dal pavimento e mi mette in piedi. Si dispongono tutti in cerchio intorno a me, di fronte ho Satana, accanto a lui Babilonia.

«Da adesso in poi tu dovrai tentare gli esseri umani che ancora ti resistono e farli diventare schiavi del tuo vizio per far sì che loro obbediscano a me. Avrai poteri illimitati e vivrai giovane in eterno.»

Inizio a piangere.

«Tranquillo all’inizio è così ma poi ti ci abituerai e ti divertirai.»

La voce è di Babilonia. La guardo, mi guarda, mi sorride.

«Non vorrai lasciarmi sola proprio adesso?»

«Cosa vuoi dire?»

Satana ferma la risposta di sua figlia sulle labbra.

«I migliori esseri umani che la nostra storia ci ha fornito sono nati grazie ai vizi capitali. Penso che tu possa immaginare chi sia stato figlio di Ira e Superbia a cui dobbiamo i campi di concentramento.»

«Cosa sta dicendo? Babi cosa sta dicendo?»

Babilonia mi guarda, sorride e si tocca la pancia.

Pregnant

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