«Guido hai la faccia a Patchwork»

«Come Brizio?»

«Sì hai la faccia fatta di pezzi di pelle diversi…»

Questo qua sopra è un dialogo vero e il Brizio in questione sono proprio io.

Tranquillo, niente di macabro. Non sono un serial Killer e il Guido sopra citato non ha subito nessun intervento chirurgico estremo.

È un momento, forse uno di quelli che ha fatto divertire più gente, in cui sono stato in ipoglicemia.

Sono diabetico di tipo 1 da quando avevo otto anni, una condizione cronica che, ormai, hanno in tanti. È una cosa con cui si impara a convivere bene se si ha un po’ di buona volontà, soprattutto se sei diventato diabetico nel 1997 quando l’insulina te la facevi solo con le siringhe “da drogato” e di “Sugar free” non c’era niente tant’è che i bar avevano il dolcificante lontano dal bancone e glielo dovevi chiedere; adesso le cose sono molto più semplici.

Per tornare alla storia con cui ho aperto questa puntata del Gonzo diario, Guido all’inizio pensava, come è giusto che sia, che lo stessi goliardicamente prendendo per il culo. Eravamo in mezzo ad un mercato che vendeva borse tarocche di vari stilisti italiani a Sunny Beach, una remota località della Bulgaria dove, con uno stipendio da fame nostro, alloggi in hotel 5 stelle sul mare, insieme a noi c’era anche Tony che stava guardando una borsa a tracolla marrone, poi la rimette a posto per guardarne un’altra, dopo richiede al venditore la borsa a tracolla che aveva rimesso a posto (in italiano perché per Tony se sei cliente ti capiscono anche in Bulgaria e parli italiano), solo che, per me, quella borsa era diventata, improvvisamente, verde.

Il primo a credermi fu ciccio quando gli dissi che il pavimento sotto di noi, incredibilmente, si faceva ondulato (come se si fosse imbarcato per colpa dell’umido per intenderci) e, vedendomi ridere e muovermi claudicante per quella situazione assurda, iniziò a preoccuparsi.

Da qui segue una corsa verso l’hotel perché i soldi per comprare qualsiasi cosa di dolce erano là e con noi non avevamo nemmeno una bustina di zucchero (eravamo appena arrivati e, muniti di solo costume e chiave dell’albergo, ci eravamo buttati in mare dopo il lunghissimo viaggio che in macchina ci aveva portato da Sofia fino a Sunny beach). Durante questa corsa si può annotare del mio comportamento due o tre cose particolari:

  • Ridevo come un imbecille per poi, all’improvviso, scoppiare a piangere e tornare a ridere nel giro di una quindicina di secondi
  • Fornivo indicazioni false su dove si dovesse trovare il nostro albergo
  • Urlavo cose a caso
  • Il cielo, ai miei occhi, cambiava colore più volte
  • Una volta giunti in prossimità dell’albergo mi sono fermato davanti ad una macchina e ho detto «Quando starò bene vi spiegherò come sono fatte le macchine del futuro!» perché, ai miei occhi, quell’auto era “scomposta”, la sua portiera anteriore era più vicina a me mentre gli altri pezzi risultavano sullo sfondo, in sequenza.

Ora, tu puoi tranquillamente non credere a quello che ho detto, ma è così.

Non ho mai fatto uso di stupefacenti pesanti ma ho parlato con persone che l’hanno fatto e mi hanno detto:

«Tu puoi sballarti senza l’inconveniente della dipendenza e senza pagare un euro!»

Questo è vero fino ad un certo punto. Molte delle cose che vi ho scritto (più altre che mi sono successe ma che non scrivo per problemi più di spazio che di intrattenimento, come monologhi di tema politico-sociale, letti sfondati a spallate, ecc, ecc) sono riconducibili a effetti di droghe, per esempio, il pavimento che si “scioglie” mi è stato descritto da un ragazzo che, ad Amsterdam, aveva fatto uso dei funghetti allucinogeni che vendono nei famosi Cofee shop olandesi, ma, a differenza di chi fa uso di stupefacenti, io non ho la minima energia in quel momento, come è facile immaginare, e questo fenomeno “allucinogeno” capita solo quando ho un abbassamento repentino e improvviso della glicemia (che magari non è molto più bassa di altre volte ma è arrivata a quel valore in poco tempo).

In più, se l’abbassamento è molto repentino, mi dimentico molte delle cose che mi succedono quando sono basso di glicemie, possiamo chiamarlo effetto “Una notte da leoni”, eventualità che si è verificata due sole volte nella mia vita ma per niente piacevole (soprattutto se la tua compagna è incazzata perché tu volevi farla andare con la macchina contro un cantiere asserendo che “per quella strada si fa prima!” e non ti ricordi una mazza di tutta la discussione).

Ma perché ti ho parlato di questa mia cosa? Semplice: perché, anche se non capiterà mai, in un ipotetica intervista in cui qualcuno mi chiede «Fabrizio ma da dove ti vengono in mente le storie meravogliose, spettacolari che scrivi?» io, per granparte delle “trovate di snodo della trama” dovrei rispondere «In ipoglicemia!».

Quando sono in ipoglicemia mi capita di inventare cose che, lì per lì, mi paiono geniali e che, nella stragrande maggioranza dei casi, quando sto bene, si rivelano essere delle cagate pazzesche ma, alcune, me le tengo, sedimentano e, a volte, diventano qualcosa.

E’ il caso. ad esempio, di Emi-Crania con cui, a breve, se segui il blog, farai conoscenza.