Parliamo della regola principe dello scrivere Gonzo. La soggettiva.

Chiaramente il Gonzo è scritto tutto in soggettiva ma i romanzi in soggettiva esistono da molto prima e ce ne sono molti anche ora, ultimamente tanti, però non possiamo assimilarli tutti al Gonzo.

POV

Mi permetto di fare degli esempi così tutto resta più semplice.

Esempio NON Gonzo. Hai presente l’enorme successo editoriale di 50 sfumature di vari colori, bene quello. Questo è un estratto da 50 sfumature di Rosso di E.L. James:

Lui geme e con un unico, rapido movimento, mi afferra per la vita e mi fa sdraiare sul letto, poi è sopra di me. Cerca la mia bocca, mi afferra la testa, mi tiene ferma mentre le nostre lingue si saziano l’una dell’altra. D’un tratto si mette in ginocchio, lasciandomi senza fiato e piena di desiderio.

«Sei così bella…». Corre con le mani lungo le gambe e mi afferra il piede sinistro. «Hai delle gambe stupende. Voglio baciarle centimetro dopo centimetro. Cominciando da qui».

Preme la bocca sul mio alluce e lo mordicchia. Sono scossa da brividi di piacere dalla vita in giù. Passa la lingua sul collo del piede, e mi sfiora con i denti il calcagno, poi la caviglia

soggettiva

Esempio Gonzo, naturalmente non ho scelto roba mia (sono egocentrico ma non fino a questo punto) ma Fight Club di Chuck Palahniuk:

Comunque due spanne di cemento sono importanti quando la tua vicina di casa lascia scaricare le batterie del suo apparecchio acustico e deve mettere al massimo il volume del televisore per seguire i suoi giochi a premi. O quando una vulcanica fiammata di gas incandescente piena dei detriti che una volta erano il tuo arredamento e i tuoi effetti personali esplode dalle vetrate di casa tua lasciando il tuo miniappartamento, solo il tuo, ridotto a uno squarcio annerito nella facciata del grattacielo.

Tutto, incluso il tuo servizio di piatti di vetro verdi soffiati a mano con tutte quelle bollicine piccole piccole e le imperfezioni, i granellini di sabbia, a riprova d’essere l’opera degli onesti, semplici, infaticabili artigiani indigeni di chissà dove, be’, tutti questi piatti sbriciolati dall’esplosione. Immaginatevi le tende delle vetrate che volano fuori a

consumarsi nel fuoco spinto dal vento caldo.

Quindici piani al di sopra della città e questa roba che scende come lava, cenere e lapilli a spargersi su tutte le macchine parcheggiate.

Io, mentre me ne volo a ovest, addormentato a Mach 0,83 o 455 miglia orarie, velocità relativa, con gli artificieri dell’Fbi che esaminano la mia valigia su una pista deserta a Dulles. Nove volte su dieci, dice quello della sicurezza, la vibrazione è un rasoio elettrico. Questo è il mio rasoio elettrico a batterie ricaricabili. Un’altra volta è un dildo a

vibrare.

Questo me lo ha detto il tizio della sicurezza. Questo è stato alla mia destinazione, senza la valigia in, quando stavo per prendere un taxi e tornare a casa a trovare le mie lenzuola di flanella a brandelli sul marciapiede.

Si immagini, dice quello della sicurezza, di andare a raccontare a una passeggera all’arrivo che il suo bagaglio è rimasto sulla East Coast per via di un dildo. E certe volte capita con i passeggeri maschi. 

this train

Capito la differenza? No!? Allora te la spiego io. Io non conosco nessuna che, arrapata come un capretto, penserebbe mai “le nostre lingue si saziano l’una dell’altra” mentre il pensiero del protagonista di Fight Club è realistico, tutti noi parlando con un addetto alla sicurezza dell’aeroporto che ci spiega come mai il nostro bagaglio non è stato fatto salire sulla stiva tenderemmo a sottolineare l’aspetto del Dildo di cui sopra. Tutti noi quando ragioniamo delle “nostre cose”, i nostri oggetti, facciamo un elenco di essi come nel caso qua sopra.

Magari qualcuna o qualcuno riferendo di un amplesso sessuale a qualche suo conoscente (forse alla sua nonna) potrebbe utilizzare la frase “con un unico, rapido movimento, mi afferra per la vita e mi fa sdraiare sul letto” ma nel momento, è indubbio soprattutto per una appena uscita da due libri di Bondage, penserà “mi ha preso e sbattuta sul letto”. Con il modo di narrare non Gonzo quando passi da un personaggio ad un altro devi cambiare linguaggio, sicuramente, ma non devi fare lo sforzo di “entrare” nella testa del personaggio come nel caso Gonzo dove ogni parola, ogni pensiero è ancorato al vissuto della persona (infatti questo mi complica la stesura di un romanzo con dei flashback negli anni trenta perché, sicuramente, il pensiero a quell’epoca era diverso e io, mannaggia al cazzo, ho deciso che lo voglio scrivere).

Quindi il prossimo che mi dice che 50 sfumature di qualche-cosa possono essere considerate Gonzo si becca una querela.

Uomo avvisato mezzo salvato.

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