Capitolo 2

Due anni prima, anno 2047

Un uomo alto, magro e vestito di nero, anche lui con un auricolare infilato in un orecchio ci sta aspettando.

Fa cenno a me e Ginger di seguirlo.

La porta dietro di noi si chiude, il corridoio è stretto.

Passiamo accanto ad una stanza piena di monitor, sono immagini che provengono dalla discoteca fuori dalla porta da cui siamo appena entrati. Ogni persona inquadrata ha accanto a sé scritti i suoi Punti Popolarità. Queste telecamere sono roba che costa, hanno i soldi questi stronzi.

«Di qua.»

Micky indica col pollice un’ulteriore porta dall’aria poco invitante. La apre. Entriamo.

Un gruppo formato da sei elegantoni sta parlando fra loro. Uno degli uomini ci vede e fa un cenno con il capo al più basso di loro che si gira e mi sorride.

Mi trovo in una sala di trasferimento, guardo le poltrone rugginose, i cavi che escono dalle poltrone e arrivano ai server, i caschetti con quelle cinghie di cuoio, le cinghie per legare mani e braccia.

«Ecco il mio angelo!»

L’uomo basso si avvicina a Ginger e le da due baci. Si deve alzare sulle punte di quelle scarpe orrende per arrivare a baciare le guance di Ginger che si china.

«Duca lui è l’uomo di cui ti ho parlato.»

L’uomo mi guarda dall’alto al basso sorridendo.

«Allora tu saresti interessato a comprare dei Punti Popolarità? Lo sai che c’è bisogno di una buona disponibilità economica?»

È ora di recitare.

«I soldi non sono un problema.»

Gli uomini dietro Duca si sono disposti in semicerchio, due di loro hanno sicuramente delle pistole.

«Sì, Vicky me l’ha detto che hai un discreto portafoglio. Ma cosa ti interesserebbe? Sai un conto è se vuoi salvare un cane, un conto è se vuoi fare colpo sul tuo capo diventando l’impiegato del mese.»

«Prima voglio vedere come funziona la cosa e poi deciderò se le posso affidare il mio sogno più grande.»

Ma che cazzo di nome si è presa per la copertura Ginger? Vicky…

«Ero stato informato della tua pignoleria.»

Duca accarezza sulla guancia Ginger con il dorso della mano.

«Vicky mi ha informato che, data la cifra di cui dispongo, sarebbe stato così gentile da accontentare la mia pignoleria mostrandomi come lavora.»

Ride. Il suo parrucchino nero balla sopra la sua fronte, gli uomini dietro si guardano intorno nervosamente. Questa è gente pronta a sparare se vede un insetto che sbuca senza preavviso.

«Da questa parte!»

Duca apre le braccia includendo in un semicerchio me, Ginger e il server.

Uno degli elegantoni va a controllare i caschetti e un altro ci precede al computer.

«Come immagino saprai,per creare un’immagine indelebile all’interno della corteccia cerebrale, una che riesca a fottere il sistema di Pagina Personale e, quindi, attribuire Punti Popolarità al ricevente attivo, bisogna fare in modo che il soggetto recepisca un ricordo il più possibile autentico.»

Mentre spiega Duca si mette dietro il computer con fare da padrone di casa di ‘sto cazzo. Alla parola autentico mima le virgolette con le dita della mano.

«Un qualcosa di talmente fatto bene che non crei bug con tutti i problemi che ben conoscerai.»

Il tipo alla tastiera, dopo aver smanettato un po’, si ferma. Duca preme un tasto e lo schermo diventa nero con un sacco di numeri e lettere in verde. Roba che mi ricorda un vecchio film di fantascienza e che non so che cazzo voglia dire.

«E questo è il primo problema, ma noi abbiamo Yuri che è un programmatore infallibile.»

Il tipo al computer riceve una manata amichevole sulla spalla dal tappo col parrucchino.

«Yuri è eccezionale nel suo. Lavorava in una clinica privata per rimuovere ricordi pericolosi a pazienti psichiatrici. Poi ha deciso di fare soldi e si è unito a me. Quelli che programma lui si svegliano con il leggerissimo mal di testa tipico della riprogrammazione e niente più.»

«Non metto in dubbio che Yuri sia in gamba ma ne ho incontrati altri che mi garantiscono lo stesso risultato. Può darsi che io debba soltanto consultare la differenza di preventivo e, a quanto ho capito, il suo servizio non è dei più economici.»

Duca sorride.

«Se la differenza fosse solo di preventivo non ti avrei fatto venire proprio oggi.»

Fa un cenno con la mano e i quattro tipi vestiti da cerimonia, escluso Yuri, escono dalla stanza da un’altra porta rispetto a quella dove io e Ginger poco fa siamo entrati.

«Il secondo problema è riuscire a reperire i riceventi passivi giusti, quelle persone, cioè, che dovranno credere e testimoniare che il ricordo impiantato sia reale.»

I quattro tornano trasportando tre persone sedate. Uno trasporta una donna di una quarantina d’anni, altri due un uomo che indossa una divisa da carabiniere e l’ultimo tiene sulle spalle un bambino.

«Perchè loro? Cosa c’entra il bambino?»

Guardo Ginger, a giudicare dal suo sguardo nemmeno lei sapeva che ci fosse un bambino nei riceventi passivi.

«Il nostro cliente si è voluto divertire con questo suo piccolo amico e la madre è corsa a denunciare l’accaduto all’agente Walter Grandi. Per fortuna siamo riusciti ad intervenire prima che la notizia si diffondesse oltre.»

Gli scagnozzi di Duca legano i riceventi passivi a tre delle quattro poltrone.

«Diciamo pure che, in questo caso specifico a cui assisti oggi, il nostro cliente più che acquistare punti, non voleva ritrovarsi un bello zero rosso come regalo per le sue… scappatelle.»

Gli uomini infilano i caschetti ai tre riceventi.

«Ma quello che cottradistingue il mio servizio rispetto alla concorrenza è la clientela che si serve da me.»

Dei passi pesanti si avvicinano a noi dalla porta dove sono entrati il bambino, la madre e il carabiniere.

«E questo è per me motivo di vanto perché è indice del fatto che i nostri lavori risultano puliti.»

Un uomo alto e solenne si avvicina a noi. L’anello che porta al dito brilla illuminato dalla luce di una lampada.

«Il cardinale Di Mercurio!?»

La frase mi è uscita senza che ci ragionassi, stupito nel ritrovarmi di fronte a uno degli uomini più potenti e più popolari della chiesa.

Duca sorride.

«È tutto a posto? Possiamo cominciare?»

Il cardinale ci guarda con una certa fretta negli occhi.

«Certo, si sieda eminenza.»

Duca fa un gesto teatrale per indicare l’ultima poltrona rimasta vuota.

Faccio un cenno a Ginger col capo.

Il cardinale si siede.

Ginger tocca il suo orecchino destro.

Duca mette il copricapo con un’estrema delicatezza sopra la testa del cardinale.

Ginger si guarda intorno, le faccio segno con la testa di andare via da qua, col labiale mi dice “stai attento”, le faccio l’occhiolino, lentamente si allontana.

Duca si volta, vede me, sorride, non vede Ginger.

«Vicky?»

«Le scappava da pisciare…»

Il sorriso di Duca si spegne, la sua mano destra va verso la cinta, si infila sotto la camicia.

«Mani in alto non provate a fare scherzi pezzi di merda!»

Duca si volta. Cinque agenti in tenuta antisommossa sono entrati dalla porta precedentemente varcata da me e Ginger.

Alzo le mani, anche Duca e gli altri lo fanno. Il cardinale no.

Gioele è al primo intervento in una sala trasferimento, avrà sì e no vent’anni, la sua agitazione si nota anche sotto il casco antisommossa.

Gioele cerca il mio sguardo. Ha un impercettibile segno di rilassatezza nel vedermi.

Duca si volta verso di me.

Abbasso le mani.

Duca prende la pistola.

Mi butto giù.

BANG.

La poltrona del cardinale non è molto lontana.

RA TA TA TA TA – RA TA TA TA TA.

Mi lancio verso la poltrona.

BANG.

Un dolore lieve alla spalla destra si fa via via più forte. La bocca mi diventa piena di saliva.

Mi ha preso cazzo.

RA TA TA TA TA – RA TA TA TA TA.

Raggiungo la poltrona, prendo fiato. I mitragliatori dei colleghi rispondono alle pistole di questi stronzi.

Il cardinale si tiene il viso coperto dalle mani e ha le gambe racchiuse vicino al grembo.

«Pater noster, qui es in cælis:
sanctificétur…»

BANG.

«AHhh…»

La preghiera del cardinale viene troncata da un colpo di pistola.

RA TA TA TA TA – RA TA TA TA TA.

Uno degli elegantoni cade a terra.

Dei pantaloni da antisommossa si avvicinano da questa parte.

BANG.

Il collega cade a terra.

Il plexiglass che copre la parte degli occhi è completamente rossa scarlatta. Il proiettile l’ha colpito in volto.

Mi avvicino al collega.

È Gioele.

«Cazzo, no! Gioele… rispondimi Gioele!»

Niente. Nessuna risposta. Nessun ultimo discorso, nessun “salutami mamma” o “porta questo a Sara da parte mia”. La morte non ha voce, non ha poesia. La morte vera non ha niente a che vedere con quella dei film.

Prendo il suo mitragliatore.

Mi volto.

Duca mi ha visto.

Alza il braccio che tiene la pistola.

Tiro su quel poco che riesco l’MP5 di ordinanza. La spalla è in fiamme e sparo.

RA TA TA TA TA – RA TA TA TA TA.

Prendo nel ginocchio Duca che cade a terra urlante.

I colpi di armi da fuoco cessano.

Mi alzo.

Duca urla, due dei suoi uomini sono a terra come Gioele, Yuri e gli altri due hanno le mani alzate, il cardinale si muove ancora, non è stato colpito, il proiettile ha messo fuori uso la poltrona per il trasferimento.

Ginger sbuca da chissà dove.

«Ispettore Nero Lenni figli di puttana, vi dichiaro in arresto per assegnazione illegale di Punti Popolarità, pezzi di stronzi!»

Guardo Gioele.

Guardo la pistola di Duca a terra.

«E Per l’omicidio dell’agente Palombo faccia di cazzo.»

Pesto il ginocchio di Duca, lui inizia a urlare più forte e a bestemmiare.

«Nero tutto a posto? Fammi vedere questa spalla.»

Roberto si avvicina, mi fa sedere e inizia a guardarmi la spalla.

«Signori qua c’è un errore. Capite bene che io mi trovo qua per sbaglio e che non sarebbe conveniente per me seguirvi in caserma.»

Roberto prende un trasmittente.

«Abbiamo un gente a terra, due civili e l’ispettore ferito alla spalla, richiediamo un’intervento immediato. Eminenza, non complichi la situazione…»

«Io non posso venire con voi, È CHIARO!?»

Questo pedofilo di merda ora ha rotto il cazzo.

«Di Mercurio la situazione non le permette di fare la voce grossa! Verrete tutti interrogati e, in base alle deposizioni, giudicati, è chiaro?»

Il cardinale è nel panico con un gesto dettato dal nervosismo raccatta la pistola di Duca, la punta contro il suo proprietario agonizzante a terra.

È un attimo.

RA TA TA TA TA – RA TA TA TA TA.

Il cardinale è crivellato di colpi.

Il mitragliatore che ho in mano fuma.

Continua