Urla parole che non riesco a comprendere, mi fischiano le orecchie, il labbro sanguina, ma quello che più mi colpisce è il suo sguardo.

«Smettila, basta!»

Lo sguardo che ha adesso non è il solito di quando l’ho conosciuto.

Era un bravo ragazzo, premuroso, mi apriva sempre la portiera della macchina. Il suo sguardo era illuminato quando eravamo insieme.

Sorrideva sempre.

Ora mi picchia, anche con degli oggetti a volte.

Ma lo so che mi ama ancora.

A volte il suo sguardo da farmi paura passa di nuovo ad essere quello che ho conosciuto anni fa.

Lo so che mi ama.

«Smettila, basta!»

Il sangue alla bocca, le parole strozzate, i singhiozzi.

Lo so che lo fa perché ha paura di perdermi, perché lui non vuole mostrarsi debole di fronte alla prova evidente della sua gelosia, perché lui è l’uomo e io la donna.

Per quello non smette anche se glielo chiedo.

«Smettila, basta!»

La corda, i polsi, le botte, il sangue, le botte.

So che mi ama, lo so che i suoi pugni sono la prova fisica del suo amore, la prova della paura che ha di perdermi.

«Smettila, basta!»

Lui mi ama.

Lui non smette.

«Ti prego, basta!»

Anch’io lo amo.

«Smettila, smettila!»

Il suo sguardo, i tremori, la paura.

«Smettila, basta!»

Forse non lo amerò più ma adesso lo amo.

Adesso che grida.

«Smettila, basta!»

Adesso e lui che grida.

Il coltello, il suo sguardo, la sua paura.

Adesso è lui che mi chiede di smettere, adesso è lui che sente la paura, adesso è lui che trema.

«Smettila, basta!»

Adesso non smetterò io.