Capitolo 4

Oggi, anno 2049

Il cuore mi salta in petto.

Mi sveglio sudato e ansimante.

È tutto buio intorno a me.

So già che ore sono.

Sono le due e mezzo di notte.

Mi sveglio sempre alle due e mezzo di notte.

Mi tiro su dal letto.

«Casa, accendi luce notturna»

Una luce tenue illumina il percorso dei corridoi ad altezza piedi.

«Buongiorno Nero, ben alzato, sono le due e ventinove minuti. La tua frequenza cardiaca poco prima del risveglio ha raggiunto i 115 battiti per minuto.»

Devo aver sognato qualcosa, non ricordo.

Qualcosa di brutto.

Mi avvio verso il salotto.

La chiacchierata di questo pomeriggio con il regista di quel cazzo di documentario ha riportato indietro molte cose, forse è colpa di quello.

Certo non serviva lui per ricordarmi Ginger o il fatto che il cardinale Di Mercurio è morto per colpa mia, quelle sono cose che non dimentico.

Arrivo di fronte alla televisione.

«Casa riproduci Chinatown

La televisione si accende.

«Chinatown di Roman Polanski in riproduzione sul televisore principale.»

Le immagini di questo vecchio film, che ormai conosco a memoria, tornano a farmi compagnia come ogni volta che mi sveglio alle due e mezzo di notte.

Un paio di anni fa, alle due e mezzo di notte, il cardinale Di Mercurio moriva travolto dai proiettili del mitragliatore che avevo in mano.

Quasi ogni giorno mi sveglio a quest’ora e guardo le immagini di questo film. Non seguo la trama, durante il film penso.

Penso e basta.

In questo modo riesco a non sentirmi in colpa.

La faccia di Jack Nicholson allo schermo mi ricorda che, in fondo, ho ucciso uno stupratore di bambini. Uno che se lo meritava.

Vado avanti e penso ad altro.

Penso a Ginger la maggior parte delle volte.

Anche stanotte.

Ginger.

Chissà dov’è ora, chissà con chi.

Ogni tanto me la dimentico, ci riesco. Ma poi per lavoro la incontro e il suo pensiero torna a torturarmi.

Me la vedo che balla come l’ho vista ballare quando interpretava una di quelle assurde maschere da troia che si porta addosso come infiltrata.

Con quei suoi sorrisetti del cazzo.

Dio quanto mi piace quando sorride.

Un tipo spacca il naso all’investigatore Gittes/Jack Nicholson alla televisione.

Ginger può sorridere quanto vuole, nascondersi dietro quel fare da ragazzina che pensa solo a divertirsi che si è costruita. Però io la conosco. Mi ha raccontato le sue debolezze, le sue paure. So che non è solo una svampita.

E questo mi logora ancora di più.

Se non si fosse aperta con me, se non mi avesse raccontato le sue cose magari adesso sarebbe solo un gran culo e degli occhi verdi che camminano nella vastità di belle donne che ho incontrato nella vita e che incontrerò ancora.

Lei mi ha detto che mi ama.

O forse mi ha amato e ora sono solo un ricordo per lei.

Evelyn Mulwray/Faye Dunaway medica il naso a Gittes/Nicholson.

Può darsi che nemmeno io la ami, può darsi che sia solo una cotta per una bella ragazza. Alla fine penso così tanto a lei perché non ho mai potuto realmente averla. Non abbiamo mai discusso per chi deve preparare la cena, non ci siamo mai scontrati per il disordine della casa o per cosa guardare la sera in televisione. È per questo che penso a lei.

L’unico grande amore è quello impossibile forse.

Mulwray/Dunaway e Gittes/Nicholson si baciano appassionatamente.

Ma io non sono innamorato, sono ubriaco di lei.

Perché è come quando bevi un qualcosa di buono e continui a berlo ma non quanto basta per vomitarlo.

È così.

Se avessi avuto la possibilità di stare con lei tanto da accorgermi che non è altro che una ragazza come milioni di altre, se l’avessi potuta vomitare, ora non penserai a lei così tanto.

Mulwray/Dunaway parte con la macchina a tutta velocità.

Basta pensare a tutte queste cose.

Devo dormire, domani dobbiamo organizzare la caccia a Wilk.

Gli occhi si chiudono.

Continua.

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