L’odore del mare è una cosa per cui vale la pena vivere.

«Avraham ti va di perdere un altro po’ di Ghinee alle carte!?»

Il vecchio Joel sposta lo sgabello accanto a lui per farmi posto.

Francis “Occhibelli” ride mentre mescola le carte per lui, Joel e Elouan.

«Vecchio, perdo con te solo per il rispetto che ti devo. Mi hai insegnato te a cavarmela su questo battello e non voglio essere io a dimostrarti che non servi più a niente né come giocatore di carte né come pirata!»

Occhibelli e il vecchio ridono, il francese, come al solito, rimane in un silenzio impassibile.

Questa finta ostilità tra me e Joel e diventata ormai una costante sulla Black Grin sin da quando mi sono imbarcato sul veliero, ben dieci lune or sono.

Ma il francese non ride mai.

Il vento soffia e rigonfia la vela maestra la quale, lentamente, ci spinge incontro al nostro destino, qualunque esso sia.

Mi metto a sedere sullo sgabello che il vecchio tiene teso in mia direzione.

Sa che voglio la vista del mare per me e mi ha lasciato il posto per averlo davanti agli occhi. Anche se questo significa giocare in coppia con Elouan.

A pensarci bene può darsi che mi metta davanti al mare perché sia più facile per me distrarmi.

Occhibelli distribuisce le carte.

Il mare oggi è piatto. Il sole è alto e il vento soffia leggero.

Ma il francese non ride.

Osservo il mare che, come una bellissima ragazza si lascia guardare e che, proprio come una bellissima ragazza, può passare da una quiete come quella che mi sta mostrando ora ad una tempesta distruttiva, ma, comunque, con tutti i suoi sbalzi d’umore, rimane la cosa più bella su cui posare gli occhi.

«Avraham, tocca a te giocare.»

Occhibelli, con il suo sguardo strabico mi osserva con l’occhio buono, il vecchio mostra, in una grassa e diabolica risata, tutti i suoi denti marci.

Il francese rimane in silenzio.

«Sempre con la testa da un’altra parte!»

Gioco la mia carta.

«Contemplavo com’è calmo il mare. Ieri sera sembrava di essere in mezzo all’apocalisse e oggi navighiamo su uno specchio.»

Joel gioca la sua carta.

«Ci avviciniamo a la mer maudite

Elouan ha parlato.

È così raro sentire la sua voce che tutti e tre ci siamo immediatamente voltati a fissarlo.

«Che cosa hai detto!?»

La domanda del vecchio suona piena di curiosità ma ha anche un tono impaurito. Sarà per come ha pronunciato quelle parole straniere.

Il francese gioca la sua carta, impassibile come sempre, ma con una strana luce negli occhi.

«È un’antica leggenda dei marinai delle mie zone. Nel la mer maudite vivono creature mostruose, ed è proprio là che ci stiamo dirigendo.»

«Era meglio quando non parlavi francese, che storie sono queste!?»

Occhibelli gioca la carta mentre osserva Elouan.

Elouan non si scompone.

Gioco la mia carta.

«L’ho detto anche al capitano ma lui ha detto che sono storielle per bambini. Solitamente non credo alle leggende ma questa mi è stata raccontata da uno che è sopravvissuto a quei mostri. Alcuni sono stati attaccati da pesci enormi, altri da giganti…»

Il vecchio gioca la sua carta.

Il francese ci fissa uno per uno negli occhi.

Gioca la sua carta.

«…ma, in tutte le storie che ho sentito, prima di arrivare a la mer maudite, bisogna attraversare una tempesta e poi un mare inspiegabilmente calmo, come oggi.»

Il francese prende tutta la mano di carte sul tavolo.

Occhibelli ride.

«Questo qua inizia a ragionare come te Joel. Ma sì, ci vuole distrarre e intanto noi commettiamo errori con le carte! Guarda che mano ha appena preso!»

Un urlo.

Un urlo che sembra provenire da una creatura non appartenente a questo universo ci arriva alle orecchie.

Con un brivido alla schiena alzo lo sguardo.

Mason, che è di turno a fare la vedetta, è il proprietario dell’urlo che ancora esce dalla sua bocca, ma la voce non sembra la sua da quanto è innaturale. È bianco in viso e punta il dito contro il mare, dietro la schiena del francese.

Tutti e quattro ci giriamo a guardare in quella direzione.

Un forte rumore di legno che si rompe.

Dall’acqua un animale di enormi dimensioni salta sopra la nave.

La Black Grin inizia a ondeggiare pericolosamente.

La coda dell’animale  spacca parte dell’imbarcazione dietro al francese. Elouan salta, mi prende e ci ritroviamo in mezzo al ponte.

Urla da tutte le parti.

L’urlo di Occhibelli risuona più forte.

Occhibelli corre verso di noi con un pezzo di legno conficcato nell’occhio sinistro, il sangue che gli scorre a fiotti.

«È Marlin

Il francese ha la paura dipinta in volto.

L’animale si tuffa dall’altra parte della nave. Un’onda ci arriva addosso.

La barca ondeggia pericolosamente.

«Hai visto il colore? Lui è Marlin… Come mi avevano raccontato!»

Il francese inizia a correre per chi sa dove.

Intorno c’è il panico, tutti corrono da una parte o dall’altra.

«Avraham… Avraham!»

Il vecchio mi corre incontro.

«Avraham, l’hai visto?»

«Sì… Era… Era…»

«Era un pesce. Era un pesce rosso più grande di qualsiasi balena abbia mai visto!»

La Black Grin non accenna a smettere di ondeggiare. Alcuni uomini sono caduti in mare.

«Imbarchiamo acqua! Tutti alle scialuppe, si salvi chi può!»

Il grido arriva che già molti si sono spinti verso le piccole imbarcazioni.

«Vieni Avraham, da questa parte!»

Ci dirigiamo verso un lato del veliero seguendo una decina di persone.

L’imbarcazione ondeggia a favore nostro e scivoliamo verso il fondo.

L’ondeggiamento ora è contro di noi e ci aggrappiamo a qualsiasi cosa possa trattenerci vicino al parapetto.

Il veliero ondeggia nuovamente a nostro favore e…

E vediamo il gigante.

Gli uomini intono a me provano a scappare.

Il gigante è talmente grande che non vediamo le sue gambe ma solo parte del busto e la testa.

Una mano del gigante si avvicina alla Black Grin.

Urla giungono da tutte le parti.

Provo ad andare contro il dondolio della nave ma si fa impossibile.

Inizio a fluttuare verso l’alto.

«Avraham!»

Joel mi guarda con il terrore negli occhi mentre la Black Grin si allontana da me.

Il gigante mi ha afferrato e mi sta trascinando via.

«AIUTO!»

Il mare si fa sempre più lontano. Il gigante mi gira verso di lui.

Sono di fronte alla sua faccia, la sua enorme faccia.

Il gigante ride.

«Guarda Ciccio ne ho preso uno, ci sono riuscito!»

«No! Fai vedere!»

Un altro gigante si avvicina al primo e mi osserva.

«Cazzo figo! Certo che sono piccini forte, eh!?»

I giganti indossano degli strani vestiti.

«Non è per niente semplice prendergli con le mai. Una rottura di cazzo, poi mio padre rompe le palle se gli prendi senza che siano a rischio.»

Parlano di me.

«Quindi dobbiamo ringraziare il pesce?»

Pesce? Il mostro!

«E certo. Stanno tutti morendo affogati per colpa di Marlin, sennò lo sentivi quell’altro! “Non devi mettergli in testa che non sono vivi, che sono delle intelligenze artificiali dentro un acquario, sennò impazziscono e non si comportano più come nel 1800!”, un sacco di rotture!»

Ma di cosa parlano?

«Ehi giganti! Cosa state dicendo?»

Non mi sentono.

«E scusa ma se ne trovi uno isolato lo prendi e poi lo uccidi non puoi?»

«Ma te non sai quanto costano sti affari! Mio padre gli ha pagati un occhio della testa!»

Devo urlare più forte.

«EHI!»

Non riescono a sentirmi.

«Ma non scopano e fanno figli?»

«Eh non è mica così semplice… sì lo fanno ma alcuni sono sterili, poi c’è la mortalità infantile alta. Per rendere ancora più realistico il periodo storico dicono quelli della ditta che li produce. Puttanate per venderne di più.»

«Ma lo sai che Samu ha un terrario con questi aggeggi ma ambientato nel medioevo?»

«Ma che cazzo dici!?»

«No giuro…»

Il gigante mi lascia cadere.

Il mare si avvicina.

Sprofondo nel mare.

L’odore del mare è una cosa per cui vale la pena morire.

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